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Le analisi predittive

Le analisi predittive, come del resto indica la parola stessa, vengono usate per prevedere gli effetti di un dato fenomeno all’interno di un contesto territoriale ben preciso. I possibili campi di applicazione sono molto vasti, soprattutto sul versante storico ed archeologico. Sfortunatamente, in questi due ambiti sono anora poco sfruttate.

Le analisi predittive rispondono a due categorie di modello: deduttivo o deduttivo. Quello deduttivo si basano sulla valutazione a priori dei dati disponibili. In questo caso la componente deterministica risulta più marcata. Quello induttivo invece prende in considerazione come punto di partenza solamente il dato osservato. In altre parole, modello viene costruito attorno a tutte le informazioni disponibili sull’oggetto della previsione.

Ad ogni modo, oggi, chi applica le analisi predittive per studiare le dinamiche storiche delle società del passato deve prendere in considerazione numerose variabili, che talvolta possono complicare il quadro di riferimento. Le azioni umane, per loro natura, non possono essere semplificate e ridotte a mero principio di causa-effetto. Alcune scelte politiche, per esempio, possono esulare completamente da questa logica.

Il comportamente umano, inoltre, deve essere adeguatamente contestualizzato con la conformazione del territorio del periodo storico oggetto dello studio. Il paesaggio, infatti, è il risultato di una lunga successione di eventi geologici e sistemazioni antropiche, i quali lo hanno plasmato nel corso del tempo.

Il continuo mutamento di aree boschive o il cambiamento di forma e dimensioni dei corsi fluviali o degli specchi d’acqua ne sono un’evidente dimostrazione.

Di conseguenza, prima di lanciare una qualsiasi analisi predittiva è necessario “rimodellare” il territorio. Un’operazione che richiede una profonda conoscenza del territorio e una buona banca dati da cui attingere.

Ecista, vanta una grande esperienza nel campo delle analisi predittive applicate alle società del passato. Negli anni sono stati portati avanti progetti sulle scelte locazionali, viabilità storica e confini storici. Studi, che hanno prodotto una serie di suggestioni, i quali hanno aperto la strada sia a nuove riflessioni, sia al superamento di modello deduttivo e induttivo.

Le analisi postdittive

Le analisi postdittive, a differenza di quelle predittive, permettono di analizzare ogni aspetto della relazione fra uomo e ambiente. La loro applicazione è finalizzata alla comprensione delle scelte operate dalle comunità umane del passato.

Le analisi postdittive, si articolano in tre fasi. La prima è predittiva (dove poteva essere ubicato un sito, quali risorse sfruttavano, che strade percorrevano, ecc.), nella seconda la previsione viene verificata in due modi: tramite dati pregressi e direttamente sul campo, mentre l’ultima è quella postdittiva vera e propria (perché il sito era proprio in quel punto, perché hanno sfruttato quelle risorse, cosa li aveva spinti a muoversi proprio lungo quei percorsi).

La peculiarità di questo approccio risiede nella combinazione predizione-verifica-postdizione. La postdizione è la conseguenza della verifica. Se nella fase di previsione è stata ipotizzata la presenza di insediamente in un determinato luogo e in ricognizione non vengono ottenute conferme in tal senso, la postdizione consente di ricalibrare l’intero modello. Inoltre, questo passaggio permette anche di ragionare in maniera più oculata sui fattori che hanno influito sulle scelte locazionali o sullo sviluppo di un percorso, stimolando così nuove domande.

Ecista, ha applicato queste le analisi postdittive in diversi contesti italiani. I risultati sono stati molto promettenti, soprattutto per quanto riguarda la viabilità storica. In alcuni casi di studio la percentuale di sovrapposizione tra strada storica e simulazione ha raggiunto e talvolta superato il 50%.