Pietro Citati

CITATI

“L’altra sera, insieme a degli amici, sono stato a Massa Marittima, il paese più bello della Maremma toscana.

Si sale alla piazza. Uno stupendo duomo romanico ne occupa un angolo: in alto, spostato verso destra, come una grande nave fantastica che stia per salpare dal porto. Dentro la chiesa Duccio ha lasciato i suoi celesti e i suoi rosa; e un quasi ignoto scultore senese del Trecento ha scolpito, nell’Arca di san Cerbone, montagne, alberi, orsi e oche più leggeri delle nuvole.

Il palazzo del Comune e quello del Podestà hanno ancora le pietre bianchissime, rose dagli animali marini, di sette secoli fa. Il selciato non è cambiato: in alto pendono, protettrici e minacciose, le vecchie mura.

Come accade tanto di rado, la vita moderna si è insinuata in quella antica senza violarla. Non ci sono quasi errori. Le insegne dei negozi si adattano ai vecchi palazzi: le pizzerie allungano le loro tende bianche senza offendere la chiesa, che continua a salpare verso Oriente.

Tutto esiste, tutto vive e si agita perché esiste la piazza. La Toscana e l’Umbria ne hanno molte come questa, ma forse nessuna esprime così perfettamente il genio italiano per il teatro all’aperto. Ormai anche i turisti tedeschi e francesi hanno appreso a comportarsi come gli abitanti toscani del XIII secolo.

Tra il duomo a strisce bianche e verdi e i palazzi bianchissimi, tutti convengono e si raccolgono: si mostrano, danno spettacolo di sé stessi, apparendo su uno scenario insieme reale e illusorio; e forse hanno l’impressione che fra poco, di colpo, qualcuno possa arrivare da chissà dove, o che qualcosa di straordinario possa accadere.”

brano tratto dall’articolo “Se ascoltiamo le piazze d’Italia” – La Repubblica 7 settembre 1996