Il Frontone di Talamone è un raro esempio di frontone in terracotta risalente al 150 a.C., reperto di epoca etrusco-ellenistica venuto alla luce nei pressi di Talamone, che costituiva la parte superiore frontale dell’antico tempio etrusco di Talamonaccio. Esso costituisce l’iconografia artisticamente più importante che ci sia pervenuta del mito dei Sette contro Tebe, in quanto viene raffigurata la scena del combattimento tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli di Edipo e Giocasta, durante l’assedio di Tebe.

Nel 1982 fu esposto al Museo archeologico di Firenze. Da allora, il Frontone è stato inserito in varie mostre itineranti in tutta Italia. Stabilmente, il Frontone è custodito all’interno della Caserma Umberto I ad Orbetello, in Toscana.

Il Mito – I Sette contro Tebe:

Antefatto della vicenda: Eteocle e Polinice, figli di Edipo, si erano accordati per spartirsi il potere sulla città di Tebe; avrebbero regnato un anno a testa, alternandosi sul trono. Eteocle tuttavia allo scadere del proprio anno non aveva voluto lasciare il proprio posto, sicché Polinice, con l’appoggio del re di Argo Adrasto, aveva dichiarato guerra al proprio fratello ed alla propria patria.

All’inizio del dramma, Eteocle appare impegnato a rincuorare la popolazione preoccupata per l’imminente arrivo dell’esercito nemico. Giunge un messaggero, che informa che gli uomini di Polinice sono nei pressi della città, ed hanno deciso di presidiare le sette porte della città di Tebe con sette dei loro più forti guerrieri. È quindi necessario che Eteocle scelga a sua volta sette guerrieri da contrapporre a quelli nemici, ognuno a difendere una porta.

Ricevuta la notizia, il coro di giovani tebane reagisce con paura, ma Eteocle le rimprovera aspramente per questo. Torna il messaggero e riferisce che i sette guerrieri nemici, tirando a sorte, hanno deciso a quale porta essere assegnati. Eteocle viene informato sul nome e le caratteristiche principali di ognuno, e ad essi contrappone un proprio guerriero. Quando il messaggero nomina il settimo guerriero, che è il fratello Polinice, Eteocle capisce di essere predestinato allo scontro con lui, e che probabilmente nessuno dei due ne uscirà vivo. Tuttavia non si tira indietro, nonostante i tentativi del coro di dissuaderlo.

Le giovani donne del coro, in attesa di notizie sull’esito della battaglia, intonano un canto pieno di paura, al termine del quale arriva il messaggero. Questi informa che sei delle sette porte di Tebe hanno tenuto, dunque l’attacco è stato respinto. Alla settima porta però i due fratelli Eteocle e Polinice si sono dati la morte l’un l’altro, com’era timore di tutti. Di fronte a questa notizia, la felicità per la battaglia vinta passa in secondo piano: vengono portati in scena i cadaveri dei due fratelli, ed il coro piange la loro triste sorte.

Qui con ogni probabilità terminava l’opera scritta da Eschilo. In un’ultima scena (aggiunta probabilmente dopo la morte dell’autore) entrano in scena le sorelle di Eteocle e Polinice, Antigone e Ismene, ed un araldo. Quest’ultimo annuncia che il nuovo re di Tebe, Creonte, ha deciso di dare sepoltura al corpo di Eteocle, ma, per sfregio, non a quello di Polinice. Antigone, sentita la notizia, sfidando le parole dell’araldo dichiara che farà di tutto perché anche l’altro fratello abbia degna sepoltura.